Sfuso è più sicuro

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Nonostante le apparenze, per chi vuol fare il furbo è molto più facile imbrogliare con il prodotto confezionato che con il prodotto sfuso. Poi tutte queste mini confezioni ci riempiono di inutile immondizia non biodegradabile.

Ricordiamoci dello scandalo di tre anni fa sui formaggi freschi che non erano poi così tanto freschi perché certe aziende si erano organizzate per “rinfrescarli” modificando le date di scadenza. Ammesso e non concesso che l’imbroglio sia stato stroncato con tanto di giusta punizione ai colpevoli, ci domandiamo se sia servito a far pensare un po’ di più sia i consumatori sia le istituzioni. Perché a noi preme in particolare un problema: le piccole confezioni, inquinanti e ingannevoli.

Il giochetto del cambiamento della data di scadenza e della vendita protratta nel tempo di un prodotto che non è ugualmente avariato è possibile per due motivi: innanzitutto le piccole confezioni in vendita chiuse sui banchi, poi l’aggiunta di additivi. Nel caso dei formaggi freschi di solito si tratta, con funzione di antimuffa, del sorbato di potassio. Per non parlare delle famigerate sottilette e simili, fatte con materia prima di scarto e “costruite” con l’aiuto di sali di fusione artificiali e poco salubri come il citrato di sodio o addirittura con i criminali polifosfati.

In questi casi il problema non è tanto quali di questi additivi siano più o meno innocui, ma che meno additivi assumiamo meglio è in considerazione dell’accumulo nell’organismo, ovvero del fatto che ritroviamo il sorbato di potassio, come diversi altri additivi di cui è sottovalutato il danno, in molti alimenti e bevande.

E, se ci abituiamo a rifiutare gli alimenti con additivi, potremo stare tranquilli che scherzetti come quello a cui abbiamo accennato non ce li potranno fare con tanta facilità.

Va anche tenuto conto che, se ci abituassimo a comprare prodotti sfusi, il commerciante potrebbe sul serio essere il nostro consulente sulla qualità, perché noi controlleremmo il prodotto sempre subito, non quando, magari dopo qualche giorno, rompiamo l’involucro di plastica sigillato. Solo così il commerciante è costretto a rispondere di persona e all’istante.

Sarà lui, quindi, a controllare che il produttore non faccia giochetti sporchi.

E questo vale pure per la grande distribuzione, che ha buyers (i responsabili degli acquisti) che sanno il fatto loro e con i prodotti da banco invece che da scaffale sono costretti a prendersi una responsabilità diretta.

Poi non siamo in crisi? Non ci lamentiamo di far fatica a giungere a fine mese? E allora leggiamo bene le etichette con i prezzi effettivi, accidenti! A parità di prodotto lo sfuso costa meno del confezionato.

Non dimentichiamo, infine, il problema più importante, addirittura di sopravvivenza: le piccole confezioni significano pure tanta immondizia in più e quasi sempre non biodegradabile.

È quindi pure una questione di coscienza!

Non perdiamo, a questo punto, l’ennesima occasione per riparlare delle marmellatine monouso (e delle porzioni individuali di biscotti, brioscine e via dicendo) nelle colazioni del mattino degli alberghi. Richiamiamo infatti alla loro coscienza anche quei funzionari delle ASL che impongono, interpretando le norme a modo loro o facendosi forza del loro “potere contrattuale”, le piccole confezioni agli alberghi per la colazione del mattino.

Costoro sono nemici dell’agricoltura e dell’artigianato alimentare, perché il medio o piccolo produttore locale non è attrezzato per fare piccole marmellatine o dolcetti impacchettati, e sono nemici dell’ambiente, contravvenendo alle circolari del Ministero dell’Ambiente che chiedono proprio agli addetti ai lavori di privilegiare le grandi confezioni.

Poi è questione di intelligenza: se un albergo non è in grado di servire marmellate e dolcetti sfusi per motivi igienici significa che sono ben altre le magagne su cui l’ASL, invece, non è intervenuta! O non ha voglia di intervenire perché costa troppa fatica.

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