Giancarlo Suriano è un vulcanico produttore di peperoncini e di specialità a base del piccante frutto calabrese, con particolare attenzione ai prodotti tipici del territorio, in primis la Cipolla rossa di Tropea quindi, ultima nata nelle sue attenzioni, la Melanzana Violetta di Longobardi. Appassionatissimo della sua terra, oltre che del piccolo frutto “stimolante” tanto di moda, è alla continua ricerca di idee nuove per valorizzare entrambi.
Giancarlo Suriano  ha saputo fare una salsa di peperoncino senza sale e senza aceto, quindi adatta a tutti gli usi, con una scadenza lunghissima senza bisogno di alcun additivo, mentre tutte le sue salse e preparazioni sono assolutamente naturali, non hanno bisogno di correttori di acidità e, soprattutto, contengono solo peperoncini coltivati in Calabria che costano anche 10 volte di più di quelli di importazione, economici ma non garantiti dal punto di vista sanitario. Ed è riuscito a dimostrate che anche specie e varietà di diversa origine hanno un particolare pregio in terra di Calabria, valorizzando in particolare i vari Habanero, l’Aji Amarillo, lo Jalapeno… Oltre alla materia prima di eccellenza, il segreto di Giancarlo è proprio un’elevata tecnologia che, attraverso processi fisici controllati, permette di rinunciare alla chimica. Il suo crescente successo, poi, dipende anche da una forte presenza sul web con creatività. E in un’assidua presenza nelle fiere ben coadiuvato da Rosa Pugliese.

Per questo motivo ha ricevuto il riconoscimento di “Artigiano del 2000” del 2018 assegnato dall’Accademia delle 5T e dal Simposio Trionfo del Gusto, premio che vuol gratificare quell’operatore del buon mangiare virtuoso nel rispettare i valori delle 5 T (Territorio, Tradizione, Tipicità, Trasparenza, Tracciabilità) ma capace anche di utilizzare le risorse del nuovo millennio senza farsene dominare. L’Artigiano del 2000 è un personaggio del mondo del cibo particolarmente competente e creativo nell’utilizzare le risorse della moderna tecnologia, vuoi nell’attrezzatura produttiva, vuoi nella comunicazione, per valorizzare la tradizione e la territorialità del cibo in modo sostenibile, in sintonia con l’ambiente e nel rispetto della biodiversità. Conosce bene sia le materie prime sia le tecniche sia le attrezzature tradizionali e le sa applicare e utilizzare ma non rinuncia ad apprendere ciò che offre il progresso tecnologico avvalendosene in modo critico e creativo per ottimizzare il suo lavoro purché ciò non vada a detrimento della diversità e dell’autenticità del risultato.