I Perugini, con macabra fantasia, il 29 gennaio festeggiano il loro patrono S. Costanzo con un dolce a forma di ciambella: il buco vorrebbe ricordare il martirio del Santo, ovvero il suo collo dopo la decapitazione, avvenuta nel II secolo d.C. All’inizio era un dolce di pasta di pane poco farcita poi si è progressivamente arricchito diventando tradizionale anche per il giorno di S. Giuseppe e, in generale, un dolce simbolo di Perugia. Infatti, prima di metterlo in forno, sull’anello dell’impasto vengono fatte cinque incisioni diagonali che indicano le cinque porte della città. Si tratta di una pasta lievitata all’olio extra vergine d’oliva ottenuta con un primo impasto di farina, acqua e lievito madre, con l’eventuale aggiunta di un po’ di lievito di birra, che deve raddoppiare di volume riposando per qualche ora al caldo (intorno ai 35 – 38°C); quindi si aggiungono zucchero, olio, uva passa, cedro candito a quadrettini, pinoli e semi di anice. Si cuoce poi come il pane, meglio se nel forno a legna.