I funghi del genere Pleurotus spontanei, molto più buoni di quelli coltivati con i nomi di cardoncelli e orecchiette, sono raccolti e venduti sui mercati in particolare in Puglia, Sardegna e Sicilia, ma nel territorio viterbese hanno una lunga storia documentata fin dal 1400. Se nell’elenco dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali della Puglia è contemplato il Pleurotus eryngii, la Regione Lazio ha invece inserito, con il nome di Ferlengo, il Pleurotus ferulae, che cresce nel tardo autunno e a inizio primavera (anche in inverno se non ci sono gelate) soprattutto sui pascoli e gli incolti verso il mare. Strettamente legato a una grande ombrellifera simile al finocchio selvatico ma più robusta e alta anche oltre due metri, la Ferula communis, cresce sulle stoppie di questa pianta. Il nome Finferlo di Tarquinia è recente ed è “copiato” dal nome trentino di un altro fungo pregiato, il Cantharellus cibarius, raccolto dal grande numero di fungaioli romani in vacanza sulle Dolomiti. Il Ferlengo adulto è gustato alla griglia con aglio e finocchietto, quello giovane è messo sott’olio o nei sughi.