I fagioli sono giunti dalle Americhe e il Papa Clemente VII, Giulio de’ Medici, ne iniziò la diffusione dalla sua Toscana e dal Bellunese. Ma si tratta di Phaseolus vulgaris e in epoca romana già c’era in Italia, di provenienza africana, Vigna unguiculata, il cosiddetto “fagiolo dell’occhio”. La Fagiolina del lago ne è probabilmente un ecotipo locale ancora più piccolo coltivato sulle sponde del Trasimeno da epoche antiche. Quasi scomparsa, salvo che in pochi orti familiari, a causa della più redditizia e semplice coltivazione del comune fagiolo, è stata recuperata grazie a una ricerca dell’Università di Perugia. Poco più grande di un chicco di riso, tanto che in loco è chiamata risina, ha numerose varietà, almeno 17, diverse per i colori. Il frutto fresco, il cornetto, viene di solito saltato in padella con olio, aglio e pomodoro. I semi secchi cuociono senza bisogno di ammollo e si lessano: sono molto saporiti. La coltivazione è problematica perché i frutti non maturano tutti insieme, ma a scalare, e devono essere colti appena maturi altrimenti il baccello si apre e lascia cadere i semi.