Nella tradizione pastaia l’Italia è divisa in due: dove prevale il grano tenero si è sempre fatta la pasta all’uovo per sopperire ai “muscoli” che mancano nella farina; dove prevale il grano duro le uova si sono usate raramente perché la semola non ha bisogno delle uova per dare consistenza alla pasta. Le ciriole del territorio ternano sono una pasta lunga, larga 3/4 mm ottenuta da una sfoglia spessa circa 3 mm e sono una delle poche eccezioni a questa regola perché sono fatte di acqua e farina bianca. Naturalmente si consumano solo fresche, chi le fa secche deve usare la semola per ottemperare alla legge italiana che vieta la pasta secca con grano tenero. Ormai, però, quasi tutti usano una miscela tra le due farine. La ricetta più classica è quella “alla ternana”, ovvero con aglio, olio, pomodoro e peperoncino, ma per i turisti vanno per la maggiore con i tartufi neri, in inverno il pregiato Tuber melanosporum, in estate e autunno il meno costoso scorzone (Tuber aestivum). Ma ci sono molte altre ricette, in particolare con i funghi oppure con salsiccia. Su tutte una grattugiata di pecorino è d’obbligo.