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La
Vernaccia di Pergola
Il vitigno, che oggi sappiamo essere un clone autoctono
di Aleatico, venne portato sicuramente a Pergola
dai fondatori Eugubini della città nel 1234.
E' quindi figlio di una mutazione genetica di un'uva
proveniente o dall'Elba o dalla zona di Gradoli.
Si comincia a parlare di Vernaccia Rossa di Pergola
dall'anno 1520 secondo una ricerca storica effettuata
dall'agronomo Guido Bruschi nel 1963 e pubblicata
su "Agricoltura Nostra" dell'epoca. Il Bruschi scrive: ".fu
il vino più richiesto in Umbria e costituì merce
di scambio tra Pergola e questa regione, specie per
l'importazione dell'olio. Si introdusse al principio
del 1800 anche a Roma e colà venne riconosciuto
uno dei vini più pregiati, da competere con
quelli dei Colli Romani." Il vitigno quasi estinto,
agli inizi degli anni '80 è stato recuperato
e riprodotto con una paziente ricerca svolta su vecchi
filari allora esistenti, da Francesco Tonelli della
Fattoria "Villa Ligi". Nel 1985 è stato impiantato
il primo vigneto sperimentale in località Montevecchio
di Pergola, della superficie di un ettaro e contenente
tutti i cloni del vitigno recuperati nell'areale
originario comprendente i comuni di Pergola, S.Lorenzo
in Campo, Fratterosa, Serra S.Abbondio e Frontone,
dove oggi può essere prodotta la DOC. La ricerca
ampelografica ha confermato, durante l'iter avviato
per la DOC, che la Vernaccia Rossa di Pergola è realmente
un clone di Aleatico. Il nome della nuova DOC è "Pergola";
verrà prodotto in tre tipologie: "Rosso", "Passito" e "Novello" e
almeno il 70% dell'uva utilizzata per la DOC dovrà essere
costituito da questo clone autoctono in oggetto.
Il Vernacolum, ossia il vino che ha fatto rinascere
quest'uva dimenticata, è un rosso da bersi
giovane di decisa personalità, con profumi
particolari, tra i quali spiccano la viola, l'amarena
e la prugna selvatica, che molti hanno definito un
vino non solo buono ma pure "simpatico". Dallo stesso
vitigno e le visciole selvatiche dei monti sovrastanti
(vinificate insieme all'uva) nasce il Visner, uno
straordinario vino da fine pasto e da compagnia di
tradizione antichissima ma finora noto solo localmente:
sta affrontando da poco il mercato nazionale e internazionale
e presto troverà un posto nelle carte dei
migliori ristoranti a fianco dei grandi vini da dessert
grazie al fatto che ben si abbina ai dolcxi al cioccolato,
in particolare al gelato.
Inoltre... S.Lorenzo
in Campo è terra di
tartufi bianchi e neri e il Giardino è uno
dei massimi interpreti di questo prezioso tubero
in cucina, tuttavia, per la rassegna del sottosuolo
goloso, ha preferito puntare su un prodotto povero
da valorizzare, la Cipolla di Suasa o Cipollotto
Laurentino (in quanto tipica di Castelleone di Suasa
e S.Lorenzo in Campo), una coltura storica che si
perde nella notte dei tempi, una risorsa dei contadini
di questa valle un tempo destinata al mercato di
Gubbio.
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Bagoss
Barbone
Bergamotto
Carpinello
Castagno igp amiata
Castelmagno
Chiodino
Ciliegio mora di Cazzano
Cipolla Tropea
Corvina
Dormienti
Fava Larga
Finferlo
Gaglioppo
Gambesecche
Lenticchia Nera
Limone di Amalfi
Limone di Sorrento
Maggengo
Marrone del Mugello
Mazza di tamburo
Monte bellunese
Monte veronese Dop
Nocciola tonda gentile
Nostrale di malga
Olio del Garda
Olio della Sabina
Olivastra seggianese
Ovolo
Patata
Pesca Settembrina
Pesco di Collebeato
Piersica
Raboso
Rosito
Spressa
Spugnole
Taleggio
Tartufo bianco
Timorasso
Valchiese di monte
Vernaccia di Pergola
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