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Il Valchiese di monte
Nella Valle del Chiese e nelle Alpi Giudicarie
ci sono ancora alcune malghe che non portano il
latte ai caseifici sociali ma lo lavorano come
un tempo sul posto. Il formaggio è un lontano
parente del Bagoss bresciano e viene chiamato Valchiese
di monte. Il latte viene scremato solo un tantino
e non viene pastorizzato. Cagliato alla
temperatura della mungitura (32-33° perché perde
qualcosa in attesa della lavorazione) di solito
con caglio in polvere, ci mette un quarto d'ora
a coagulare, quindi la cagliata viene rotta a grani
piccoli come un chicco di riso. Un po' di riposo
e poi si porta a cottura, circa 45°. Quindi
la massa solida viene raccolta e, avvolta in teli
di
lino, sistemata nelle fascere. La salatura si protrae
per 8 giorni con bagni in salamoia, poi ci vogliono
almeno 8 mesi di maturazione in cantine fresche
e umide dove le forme devono essere rigirate assai
di frequente e unte con olio di lino. Il risultato?
Forme di circa 10 chili alte 9 cm e larghe 35,
con crosta sottile e scura, mentre la
pasta, di gusto tendenzialmente piccante, è gialla
con occhiature a occhio di pernice.
Viene stagionato fino a 2 anni diventando un ottimo
formaggio da grattugia. Normalmente però la
sua fine è con
la polenta, ma non una qualsiasi bensì in
quella polenta Carbonera così radicata nella
tradizione locale da avere dato vita a un'apposita
associazione, il Comitato dei Polenter, nato nel
1967 pure per valorizzare
un preziosissimo vicino di casa del Valchiese di
monte, il mais Marano di Storo. Quest'ultimo, grazie
anche a una sapiente gestione da parte della cooperativa
locale, dà una farina semiintegrale straordinaria
con cui si può preparare una polenta con
un gran sapore anche scondita, tuttavia la tradizione
locale, condizionata dalla robusta fame dei montanari,
che una volta andavan su e giù tra malghe
e fondovalle a piedi, la vuole non solo condita
ma stracondita! E gli attori, appunto i Polenter,
autentici atleti del paiolo, la confezionano con
amore seguendo un rito antico, magari accompagnati
dalle danze delle streghe, ancestrali padrone dei
pendii del rio Caino e delle vallette più misteriose
delle Giudicarie. Non è cosa semplice infatti
fare una buona polenta in una festa con tante persone:
oltre all’inarrivabile Marano di Storo, ci
vuole un grande paiolo di rame, un bel fuoco di
legna (guai se non prende quel buon profumo di
affumicato!), il taglierone di legno, olio di gomito...;
se poi si tratta della carbonera storese ci vuole
il palato fine del buon cuoco della tradizione.
Le pro loco, le associazioni, gli operatori turistici
hanno un indirizzo sicuro per rendere più tradizionale,
più allegra
e soprattutto più golosa ogni loro festa:
ci pensano i muscolosi volontari del Comitato dei
Polenter, che hanno già girato
gran parte del loro Trentino e delle valli bresciane
e sono pure andati in trasferta in alcune grandi
città. |
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Bagoss
Barbone
Bergamotto
Carpinello
Castagno igp amiata
Castelmagno
Chiodino
Ciliegio mora di Cazzano
Cipolla Tropea
Corvina
Dormienti
Fava Larga
Finferlo
Gaglioppo
Gambesecche
Lenticchia Nera
Limone di Amalfi
Limone di Sorrento
Maggengo
Marrone del Mugello
Mazza di tamburo
Monte bellunese
Monte veronese Dop
Nocciola tonda gentile
Nostrale di malga
Olio del Garda
Olio della Sabina
Olivastra seggianese
Ovolo
Patata
Pesca Settembrina
Pesco di Collebeato
Piersica
Raboso
Rosito
Spressa
Spugnole
Taleggio
Tartufo bianco
Timorasso
Valchiese di monte
Vernaccia di Pergola
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