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Il Taleggio di monte
Il taleggio è il più importante
tra i formaggi dei "monti sorgenti dall'acque" raccontati
da Alessandro Manzoni. Eppure, almeno con questo
nome, esiste solo da meno di 100 anni. Prima,
come si legge su documenti del 1200 (ma si
sa che lo facevano e commerciavano già da
almeno 3 o 4 secoli), si chiamava stracchino-quartirolo.
Era infatti il formaggio prodotto in autunno
quando le mandrie tornavano a valle dagli alpeggi
ed erano stanche, ossia "stracche", mentre
l'erba pascolata era quella del quarto taglio,
ossia "quartirola", più ricca di sostanze
nutritive e aromatiche. Ma perché proprio
in Valsassina (e nelle vicine Val Taleggio
e Val Varrone)? Per una caratteristica tutta
speciale di questa montagna: correnti d'aria
e d'acqua all'interno della roccia provocano
soffioni d'aria umida a 8/10° di temperatura
che, a loro volta, provocano la formazione
di muffe e microrganismi con caratteristiche
aromatiche del tutto particolari.
Così fin da tempi remoti i pastori
hanno costruito casere addossate alla montagna
che sfruttano questi soffioni capaci di portare
gli umori dei boschi soprastanti. E, nei secoli,
si sono ben identificate due categorie di lavoratori
del formaggio: i Bergamini (così chiamati
perché i più bravi erano quelli
del versante verso Bergamo), ossia i pastori
che facevano le forme su per i monti, e gli
stagionatori, che le acquisivano, le stagionavano
e le commercializzavano poi in giro per l'Europa.
E sono nate le grandi dinastie industriali
del formaggio, in gran parte oggi fagocitate
dalle multinazionali. E il nome Taleggio come
e quando è nato?: nel modo più banale
a inizio secolo, per una legge di mercato che
attribuiva particolare pregio ai quartiroli
dell'omonima valle. Purtroppo lo stesso nome
non ha fatto una gran bella fine. Quando infatti,
nel dopoguerra, si è riconosciuta la
sua specificità, si è scoperto
che lo si poteva fare anche in pianura e pure
fuori di Lombardia, ed è nato il Consorzio
di Tutela, poi la DOP, che certamente garantisce
un buon formaggio, ma inganna il consumatore
che, dal nome, ha diritto ad aspettarsi un
prodotto di montagna (non dimentichiamo che
DOP sta per denominazione d'origine protetta!)
e - come vuole la vera storia del Taleggio
- fatto con latte crudo. Il vero taleggio è un
formaggio di latte vaccino intero a pasta cruda,
con forma parallelepipeda del peso intorno
ai 2 kg, crosta sottile e morbida, rosata,
pasta unita di colore da bianco a paglierino
(normalmente è bianca e dall'aspetto
granuloso verso il centro, gialla e cremosa
verso la crosta), molle, aromatica, dolce dopo
i primi 40 giorni di maturazione, poi via via
più odorosa e piccante con maggiore
stagionatura. La crosta è commestibile
e ha un vago profumo di tartufo dovuto ai microrganismi
caratteristici delle casere nelle valli d'origine.
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Bagoss
Barbone
Bergamotto
Carpinello
Castagno igp amiata
Castelmagno
Chiodino
Ciliegio mora di Cazzano
Cipolla Tropea
Corvina
Dormienti
Fava Larga
Finferlo
Gaglioppo
Gambesecche
Lenticchia Nera
Limone di Amalfi
Limone di Sorrento
Maggengo
Marrone del Mugello
Mazza di tamburo
Monte bellunese
Monte veronese Dop
Nocciola tonda gentile
Nostrale di malga
Olio del Garda
Olio della Sabina
Olivastra seggianese
Ovolo
Patata
Pesca Settembrina
Pesco di Collebeato
Piersica
Raboso
Rosito
Spressa
Spugnole
Taleggio
Tartufo bianco
Timorasso
Valchiese di monte
Vernaccia di Pergola
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