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  La Spressa

Secondo il recentissimo disciplinare la Spressa delle Giudicarie è "un formaggio magro da tavola" la cui tradizione è antichissima con una citazione scritta che risale al 1249. Lasciamo correre questa definizione assurda perché non esistono formaggi magri, ma solo un tantino meno grassi, e proseguiamo nella descrizione. È di latte vaccino (di razze Rendena, Bruna, Grigio Alpina, Frisona e Pezzata rossa) crudo di due o tre mungiture parzialmente scremato per affioramento. Non dev'essere però di malga: le vacche devono essere alimentate in tutto o in parte con fieno locale, sono esclusi gli insilati e, di converso, il pascolo in alpeggio. La forma è cilindrica, larga 30/35 cm e alta 8/11, con peso di 7/10 kg. La crosta è irregolare, elastica, grigio brunato o ocra scuro, la pasta è semicotta, semidura, compatta ed elastica (nel prodotto giovane), con occhiatura sparsa medio-piccola, bianca o paglierino chiaro. Il sapore è dolce, nel caso di prodotto giovane, saporito, più o meno accentuato nel prodotto stagionato, con un appena percettibile sentore amarognolo; l'aroma è tipico dei formaggi di montagna, più deciso e marcati per il prodotto stagionato. Si produce dal 10 settembre al 30 giugno e stagiona minimo 3 mesi per il prodotto "giovane", 6 mesi per quello "stagionato". Tutte le fasi di lavorazione devono svolgersi nell'area di provenienza del latte, limitata al territorio delle valli Giudicarie, Chiese, Rendena e Ledro. La tecnologia di produzione può avvenire in ambienti tradizionali con paiolo di rame e fuoco a legna o in moderni caseifici dove domina l'acciaio inox e le celle di stagionatura asettiche e climatizzate. È evidente che nel primo caso l'interazione dei microrganismi autoctoni presenti nell'ambiente con quelli naturali del latte garantisce maggior diversità e profumi più complessi. Il latte viene riscaldato in caldaia con fuoco a legna o con vapore; per favorire l'acidità è consentita l'aggiunta di latto-innesto solo se si utilizzano fermenti autoctoni selezionati in loco. Viene usato caglio bovino e la coagulazione si ottiene alla temperatura di 35°, il taglio della cagliata arriva alle dimensioni di un chicco di riso, la semicottura viene fatta alla temperatura di 42°. Dopo una breve sosta sotto siero la cagliata viene estratta e messa in fascera. La salatura può avvenire a secco o in salamoia. La spressa autentica, dal sapore intenso e penetrante, si trovava solo da alcuni casari clandestini, mentre il prodotto ufficialmente in commercio, quasi tutto di latte pastorizzato, era un modesto cacio standardizzato: questo disciplinare dovrebbe far uscire dai "nascondigli" le forme tipiche e ridare a questo formaggio la buona fama che merita. I montanari vanno matti, per insaporire la polenta, dei tocchi di spressa penetrati dagli acari, diventati marroni scuri, quasi polverizzati e dall'odore di cantina chiusa: li chiamano Tara.
 

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Finferlo
Gaglioppo
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Lenticchia Nera
Limone di Amalfi
Limone di Sorrento
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Marrone del Mugello
Mazza di tamburo
Monte bellunese
Monte veronese Dop
Nocciola tonda gentile
Nostrale di malga
Olio del Garda
Olio della Sabina
Olivastra seggianese
Ovolo
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Pesca Settembrina
Pesco di Collebeato
Piersica
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Rosito
Spressa
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Valchiese di monte
Vernaccia di Pergola