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  Il Raboso

Il Raboso Piave è il vitigno autoctono per eccellenza della Marca Trevigiana, una delle poche varietà indigene del Veneto sopravvissute all'invasione filosserica che distrusse la viticoltura Europea nella seconda metà del '900. L'"uva Rabosa" a dire il vero ha un nome che non promette affatto bene: infatti il termine dialettale rabiosa sta a indicare un frutto dal sapore sgradevole. In effetti quest'uva ha la caratteristica di mantenere una considerevole acidità anche dopo un'avanzata maturazione. Tuttavia ha una lunga storia nel suo territorio: probabilmente era Raboso il vitigno che già coltivavano nel XII secolo i monaci del Monastero di Sant'Andrea di Busco di ponte di Piave. Documenti scritti si ritrovano invece nel XIV e, guarda un po', parlano di sofisticazione del vino, evidentemente ritenuto troppo acido, con melassa e ruchetta. Il vino che si ricava, il Piave Raboso DOC, ha un colore rosso rubino intenso con riflessi granati, un sapore secco, austero, abbastanza tannico e acidulo, con un profumo pieno e intenso, ampio, dove spicca, evidente, il sentore di violetta che aumenta con l'andar del tempo, ma non mancano sensazioni che ricordano la marasca e la mora, se poi il vino è invecchiato in rovere si fanno strada i profumi speziati di vaniglia e di cuoio. E' da consumare a partire dopo tre anni di età (di cui almeno uno in botte) e regge bene l'invecchiamento, evolvendo positivamente anche per una decina d'anni. Va servito a 18-20 °C. in bicchieri a coppa larga. Trova buoni accostamenti con carni sia bianche che rosse cotte allo spiedo, cacciagione, selvaggina, arrosti e formaggi ben stagionati. Nel 1966 è stata costituita, a Vazzola, la Confraternita del Raboso Piave, proprio allo scopo di valorizzare questo vino autoctono dalla lunga storia. Il Raboso, per la sua acidità e personalità, ma anche per la fantasia delle massaie e degli chef dell'area del Piave, è per tradizione un ottimo ingrediente di cucina, utilizzato in particolare per confezionare ricette corpose con gli animali da cortile, ovvero la materia prima più caratteristica delle gastronomia trevigiana e dell'entroterra veneziano, oppure dessert assai particolari soprattutto con la frutta. E' pure l'ingrediente base di un liquore, l'Elisir Gambrinus la cui ricetta, nata per caso come "errore" di produzione, risale al 1847, quando veniva esclusivamente servito alla mescita in brocche, come specialità della casa ai viandanti. Dopo le prime bottiglie, regalate agli amici negli anni '50, è stato fondato l'attuale liquorificio, diretto da Adriano Zanotto con la moglie Rosa. L'Elisir è a base di Raboso, frutta, erbe e grappa di Raboso e viene prodotto senza l'impiego di ingredienti artificiali. Siamo in Veneto ed è addirittura ovvio che le vinacce dell'"uva Rabosa" finiscano in distilleria per donare una grappa particolarmente asciutta.
 

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