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  Le patate dell’Appennino ligure-piemontese

Tra Genova e Alessandria, lungo le valli Borbera, Scrivia, Curone, Grue, e in generale in tutto l'entroterra genovese, la patata di montagna è una risorsa economica a rischio (coltivarla costa dieci volte di più che comprare le patate insipide, ma già bell'e insacchettate, delle megafattorie nordiche!), ma una risorsa insostituibile di ogni orto di famiglia e della cucina di ogni casa e di ogni trattoria. Del resto parrebbe logico: non è un tal Cristoforo Colombo, genovese, che ha scoperto l'America da cui sono giunte le patate a rivoluzionare non solo la cucina ma pure lo stile di vita di
tutta Europa? Di certo altri paesi vivono di "kartoffeln" e di "chips" più del nostro goloso mediterraneo che gode, per fortuna, di una terra e di contadini più "fantasiosi", tuttavia la cucina dei concittadini di Colombo e delle valli che da Genova hanno preso ispirazione non può fare a meno delle patate e, come è irrinunciabile costume di massaie e contadini italiani, non può fare a meno di ottenerne di più buone, più saporite, più ricche di sostanze nutritive. E se, naturalmente, le leggi del mercato, anzi del supermercato, hanno fatto sparire i tuberi nostrani dalle case della maggioranza degli italiani, nei campi e negli orti continuano ostinatamente a crescere come natura comanda e la cuoca di queste parti non sa pitturare una portata come gli chef alla moda ma si rifiuta di confezionare gli gnocchi con le patate olandesi. Pretende la Quarantina, oppure le patate di Garbagna, o quelle, assai simili, della Val Curone. Di certo la Quarantina genovese è quella diventata di moda. Chiamata pure, tra i tanti nomi, Bianca di Torriglia e Bianca dagli occhi rossi, si conosce perlappunto per la buccia gialla (bianca è la pasta) e gli occhi profondi con base di colore rosso. Il Consorzio della Quarantina stabilisce regole di coltivazione,
conservazione e commercializzazione che garantiscono sulle tavole di chi si vuole bene patate di assoluta naturalità. Ma soprattutto è scopo del Consorzio il recupero della montagna attraverso la difesa dell'agricoltura familiare. A Garbagna e in Val Curone a contare, secondo gli agricoltori, è assai di più la terra della varietà: terra bianca, non facile da lavorare, impensabile da irrigare. La varietà di tanto in tanto si cambia come si cambia l'appezzamento, dando un'ampia rotazione, per disorientare i parassiti e arricchire il terreno. In ogni caso il risultato non cambia: una patata che fa uno strano fischio quando il coltello la taglia, con polpa bianca e traslucida quasi fosse madreperla. Ma è in cucina e in tavola che la differenza è più
evidente: quando bollente viene lavorata da mani coraggiose che, per far gnocchi più leggeri e saporosi affrontano le scottature, e la sua polpa compone pressoché da sola le pallottole golose rifiutando la complicità della farina. E quando, a vapore o sotto la cenere, ovvero come meglio si esalta, offre al palato sensazioni intense
senza pretendere condimenti.
 

Bagoss
Barbone
Bergamotto
Carpinello
Castagno igp amiata
Castelmagno
Chiodino
Ciliegio mora di Cazzano
Cipolla Tropea
Corvina
Dormienti
Fava Larga
Finferlo
Gaglioppo
Gambesecche
Lenticchia Nera
Limone di Amalfi
Limone di Sorrento
Maggengo
Marrone del Mugello
Mazza di tamburo
Monte bellunese
Monte veronese Dop
Nocciola tonda gentile
Nostrale di malga
Olio del Garda
Olio della Sabina
Olivastra seggianese
Ovolo
Patata
Pesca Settembrina
Pesco di Collebeato
Piersica
Raboso
Rosito
Spressa
Spugnole
Taleggio
Tartufo bianco
Timorasso
Valchiese di monte
Vernaccia di Pergola