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L’Olio extravergie d’Oliva
della Sabina
Da queste parti avviene il contrario di quanto
succede nelle confinanti Umbria e Toscana o
in altre zone olivicole turistiche e con una
forte immagine internazionale come il Lago
di Garda e la Liguria: le cisterne giungono
vuote ai frantoi e ripartono piene. Infatti
tanti oli celebrati - e magari firmati da illustri
nomi del vino - vengono tagliati con l'olio
sabino. Ben venga questo taglio, perché l'olio
sabino è eccellente e quasi sempre migliora
il prodotto. E' utile soprattutto a dare una "spalla",
ovvero un più intenso fruttato e struttura,
agli oli un po' scipiti di certe zone. Al contrario
degli oli greci o nordafricani utilizzati da
troppi disonesti per tagliare il prodotto italiano
allo scopo di risparmiare sui costi, il taglio
con l'olio della Sabina, che non costa affatto
poco, ha quindi uno scopo "tecnico" e non è affatto
un imbroglio. L'olio da olive è da tempi
immemorabili il più importante dono
della terra sabina e ne sono testimoni numerosissimi
ulivi plurisecolari, tra i quali spicca il
celebre "U Livò" di Palombara, a cui
qualcuno attribuisce ben 2000 anni, altri 800.
E' una bella gara con un altro ulivo celeberrimo
della Sabina, ma nel Reatino, a Canneto, dotato
di un tronco che cinque uomini non riescono
ad abbracciare. L'olio extravergine d'oliva
della Sabina è dovuto alle varietà Carboncello
(la più tipica del territorio), Frantoio,
Moraiolo, Leccino, ha un profumo netto di olive
e verdure fresche, un gusto fruttato molto
persistente con sentori di carciofo, cardo
e pure mandorla nel finale. Ha generalmente
un giusto equilibrio tra il fruttato, l'amaro,
il piccante. Si esalta a crudo sulle zuppe,
le bruschette, le insalate supermiste, ma ha
pure una tale armonia che riesce a non strafare
persino in ricette che di solito pretendono
un olio delicato, ovvero quelle col pesce bianco
sia di mare sia d'acqua dolce come i delicati
coregoni dei laghi laziali. Chi ama il sapore
dell'olio, riesce persino ad apprezzarlo, se
non in una maionese, almeno in salse all'uovo
più ricche come quella rosa da carni
grigliate o la tartara. La sua morte è comunque
nel più noto dei piatti romani, l'abbacchio:
la ricetta storica pretende che i pezzi di
carne "navighino" in una grande quantità d'olio,
guai se questo non avesse una carica organolettica
tale da sovrastare l'untuosità! A testimoniare
della vocazione storica del territorio alla
produzione di olio da olive non sono solo gli
alberi millenari ma pure i noccioli di olive
ritrovati in contesti archeologici sicuramente
databili tra il VIl e VI secolo a. C. Del resto
le mamme dei Romani erano le Sabine, vittime
più o meno consenzienti dello storico "ratto",
e l'ulivo, insieme alla vite e al fico, è da
sempre a guardia del Foro Romano, lì posto
volutamente come simbolo della vita... e quindi
della mamma. Non è un caso quindi che
venga dalla Sabina il più pregiato olio
della città eterna! |
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Bagoss
Barbone
Bergamotto
Carpinello
Castagno igp amiata
Castelmagno
Chiodino
Ciliegio mora di Cazzano
Cipolla Tropea
Corvina
Dormienti
Fava Larga
Finferlo
Gaglioppo
Gambesecche
Lenticchia Nera
Limone di Amalfi
Limone di Sorrento
Maggengo
Marrone del Mugello
Mazza di tamburo
Monte bellunese
Monte veronese Dop
Nocciola tonda gentile
Nostrale di malga
Olio del Garda
Olio della Sabina
Olivastra seggianese
Ovolo
Patata
Pesca Settembrina
Pesco di Collebeato
Piersica
Raboso
Rosito
Spressa
Spugnole
Taleggio
Tartufo bianco
Timorasso
Valchiese di monte
Vernaccia di Pergola
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