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  La Nocciola tonda gentile del Piemonte

Tra le colline delle province di Cuneo, Asti e Alessandria, i campi di cereali, i frutteti, le vigne, i boschetti si alternano con ombrosi noccioleti che regalano uno dei prodotti piemontesi più famosi nel mondo, la nocciola tonda gentile. Coltivata in modo capillare sia da aziende specializzate sia da piccole fattorie familiari, è una varietà insostituibile per i pasticceri e i cioccolatieri che lavorano con passione, e a Torino come a Parigi o New York è la protagonista di torte, pralines, biscotti, l'unica nocciola possibile in una crema o un dolce che pretenda di chiamarsi Gianduia, quindi simbolo stesso della storica arte cioccolatiera del Piemonte. Innanzitutto conta la qualità peculiare del frutto, che sovrasta ogni altra nocciola per la persistente aromaticità e la facile pelabilità, ma non guasta l'atavica competenza dei piemontesi nelle pratiche di essiccazione e nell’eventuale tostatura. Oltre che per Gianduiotti e creme gianduia è insostituibile nel torrone piemontese e nei cuneesi alle nocciole, è
nettamente superiore per gelati, cioccolato con nocciole intere, una miriade di ricette regionali di pasticceria secca e al cucchiaio, qualche volta anche di cucina salata. Un tradizionale menu langarolo non può prescindere da una torta di nocciole, proposta in tre diverse versioni, la Senzafarina, la Torta Gentile e la Torta di Nocciole non lievitata. Dal 1996 è IGP ed è quasi sempre biologica, si potrebbe quasi dire biologica per tradizione. La maggioranza non finisce sul mercato come frutto secco da mensa col guscio ma è destinata a ingrediente di pasticceria e dell'industria del cioccolato. Ci sono centri specializzati, per esempio a Cortemilia (il più vecchio impianto di sgusciatura del mondo), che hanno oltre un secolo di storia. Ma prima occorre raccoglierla, e a piena maturazione quando il frutto si stacca spontaneamente dalle piante, garanzia di migliore resa e massima qualità, oltre che di ottimale presenza di sostanze naturali antiossidanti, utili per una maggiore conservabilità ma pure per la salute di chi le consuma. La raccolta è ormai quasi ovunque meccanizzata: un macchinario aspira le nocciole dal suolo e, dopo averle separate dai residui di terra e da altre scorie, le insacca in sacchi di juta. Segue un processo di lavorazione semplice ma delicato: essiccazione, calibratura, sgusciatura, controllo manuale (non c'è che l'esperienza dell'uomo per determinarne la qualità), tostatura. Poi viaggia per il mondo, intera, sminuzzata o in pasta. Inoltre... Le cene della Contea raccontano le Langhe: il tartufo, quello bianco ma pure il nero scorzone, il Nebbiolo, forse il più nobile dei vitigni autoctoni, papà del Barbaresco e del Barolo, il topinambur, uno dei sapori essenziali per una bagnacauda come storia vuole. Infine i funghi d'autunno, di cui i contadini cuneesi sono tra i più esperti d'Italia e, pur nel rispetto di loro maestà i Bulé (ovoli e porcini), apprezzano molte specie alternative.
 

Bagoss
Barbone
Bergamotto
Carpinello
Castagno igp amiata
Castelmagno
Chiodino
Ciliegio mora di Cazzano
Cipolla Tropea
Corvina
Dormienti
Fava Larga
Finferlo
Gaglioppo
Gambesecche
Lenticchia Nera
Limone di Amalfi
Limone di Sorrento
Maggengo
Marrone del Mugello
Mazza di tamburo
Monte bellunese
Monte veronese Dop
Nocciola tonda gentile
Nostrale di malga
Olio del Garda
Olio della Sabina
Olivastra seggianese
Ovolo
Patata
Pesca Settembrina
Pesco di Collebeato
Piersica
Raboso
Rosito
Spressa
Spugnole
Taleggio
Tartufo bianco
Timorasso
Valchiese di monte
Vernaccia di Pergola