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Il Monte Veronese Dop d'Alpeggio
Ecco il formaggio Dop meno raccontato dai media
eppure più premiato e con il miglior rapporto
qualità prezzo. In Lessinia
il cacio si fa da sempre per vocazione ambientale,
tuttavia se ne hanno notizie scritte solo da poco
prima dell'anno 1000, quand'era merce di scambio
di gran pregio tanto da sostituire la moneta, con
valore
diverso tra il tipo estivo e quello invernale,
mentre erano assai ricercati il Maggengo (Caseus
macaegus), fatto quando le vacche pascolano su
prati fioriti, o il formaggio coi buchi (Caseus
a oculos). Pare poi che il nome Monte non provenga
dal fatto che viene prodotto in montagna, ma da
un termine dialettale di antica origine
che sta per mungiture. Infatti il Monte Veronese,
come quasi tutti i formaggi di malga, nasce da
una cagliata ottenuta da latte di due mungiture.
Chi va in Lessinia non fatica a credere che la
filiera di questo splendido formaggio stia tutta
in queste valli sopra Verona (oltre che nel Monte
Baldo) perché qui le mucche ci sono sul
serio. Già appena finiscono le vigne della
Valpolicella, del Soave o del Durello i frutteti
si alternano a boschetti, seminativi e piccole
fattorie circondati di campi erbosi dove pascolano
le vacche. Talvolta sono un bel gruppetto, altre
due o tre, giusto il fabbisogno familiare. Se solo
sui crinali più alti,
dove grandi prati sono punteggiati di curiosi massi
erratici e macchie di faggio, si tratta di formaggi
di malga, stavolta
le differenze tra forme d'alpeggio e di collina
sono meno importanti: pur considerando infatti
le diversità tra erbe di altitudine
ed erbe di collina, anche in basso è la
natura a stabilire il menu, non i silos. La tecnica
di trasformazione del latte qui si è perfezionata
con l'arrivo dei Cimbri e sicuramente non è cambiata
da almeno 800 anni, salvo che nel fatto che fino
a pochi decenni fa i contadini cacciavano dentro
tutto il latte che avevano a disposizione, vaccino,
caprino, ovino, mentre oggi il Monte Veronese è un
formaggio di puro latte vaccino. Restano immutati
i processi produttivi, peraltro non molto diversi
da quelli dell'Asiago e di altri caci simili. Gran
parte dei casari della Lessinia hanno fatto la
scelta giusta: niente pastorizzazione, al
fine da lasciare intatte le diversità non
solo dovute al pascolo ma anche ai microrganismi
caratteristici dell'ambiente. Quindi si parte da
latte crudo di due mungiture, la prima scremata
per affioramento se si vuole ottenere il tipo d'allevo.
Il risultato è un formaggio a pasta semicotta
di colore bianco o giallo paglierino che varia
a seconda della stagione e dell'alimentazione delle
vacche. Il profumo è intenso
ma non pungente, il gusto è sempre molto
pieno, accentuato dall'ottima solubilità in
bocca, anche quando è molto duro. Il
piccante compare nello stravecchio, ma non brucia
mai in gola. E' naturalmente molto diverso quello
a latte intero, non destinato a lunghi invecchiamenti,
grasso e delicato, con netto sentore di panna. |
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Bagoss
Barbone
Bergamotto
Carpinello
Castagno igp amiata
Castelmagno
Chiodino
Ciliegio mora di Cazzano
Cipolla Tropea
Corvina
Dormienti
Fava Larga
Finferlo
Gaglioppo
Gambesecche
Lenticchia Nera
Limone di Amalfi
Limone di Sorrento
Maggengo
Marrone del Mugello
Mazza di tamburo
Monte bellunese
Monte veronese Dop
Nocciola tonda gentile
Nostrale di malga
Olio del Garda
Olio della Sabina
Olivastra seggianese
Ovolo
Patata
Pesca Settembrina
Pesco di Collebeato
Piersica
Raboso
Rosito
Spressa
Spugnole
Taleggio
Tartufo bianco
Timorasso
Valchiese di monte
Vernaccia di Pergola
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