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  Il Dormiente

L'abilità, l'occhio buono del grande fungarolo si misura con i Dormienti. E' l'esordio di stagione, quando la neve ancora si mostra a macchie nel bosco e tutt'intorno il sottobosco è fradicio e punteggiato di fiorellini e germogli. La prima avventura ha come scenografia, per esempio, le immense abetaie del Molise (ma non sono molti altri i posti dove andarlo a cercare). E' qui che l'Hygrophorus marzuolus sorprende ogni anno spuntando quando gli pare, a volte già a febbraio altre attendendo fino a maggio. E' un fungo molto carnoso col cappello grigio a volte marmorizzato di bianco, con il gambo pieno, irregolare, spesso panciuto e ricurvo, bianco con sfumature grigie, le lamelle spaziate, grasse, che decorrono lungo il gambo, bianche con riflessi grigi, la polpa bianca e tenera. Chiamato prima Marzuolo, i Toscani l'han battezzato Dormiente perché se ne sta accucciato sotto la neve come un ghiro in letargo. E il nome è piaciuto ed è stato adottato pure da molisani e silani in Calabria. Magari, però, fosse solo sotto alla neve! è che quando questa si scioglie lui resta pure in gran parte sottoterra o sotto allo strato superficiale di detriti del sottobosco: il più delle volte il fungo non si vede, ma si intuisce la sua presenza per un rigonfiamento strano del terreno. Allora si tasta delicatamente - guai ai vandali che scavano dappertutto distruggendo il sottobosco!, idioti distruttori che così oltretutto non trovano nulla - e si sente se c'è il dormiente perché il terreno cede per la camera d'aria che il fungo forma sopra di sè. Altre volte è solo un lembo di cappello che si mostra perché rivolto all'insù con il bianco brillante delle lamelle che lo tradisce. Il dormiente non nasce solo nell'abete bianco, ma pure in boschi misti di pino e faggio in Trentino, Lombardia, Calabria, e, raramente in castagneti e querceti. In cucina si esalta - caso raro tra i funghi - alla panna, poi nei tortini e nei pasticci al forno, oltre che sott'olio. In commercio si trova solo raramente.

Inoltre... L'amico albero scelto da Bobo Lorenzi è, manco a dirlo, l'ulivo. Non è una scelta banale perché l'olivicoltura molisana, particolarmente importante nel territorio di Guglionesi, è sulla cresta dell'onda e sta mietendo successi. L'olio molisano, oggi Dop, si divide sommariamente in due vaste aree: quello verso la costa, molto fine, con un profumo intenso di oliva matura, in bocca fruttato medio, con sentori erbacei, un bell'equilibrio e un bel corpo; quello della zona di Venafro, famosissimo in epoca romana quando lo reputavano addirittura afrodisiaco (a causa di un tipo di oliva locale a forma di testicolo), fruttato medio con richiami erbacei freschi e floreali, con ottimo corpo, elegante, di gusto piccante equilibrato da un'adeguata intensità di amaro e da sensazioni che a volte possono richiamare la zagara e il limone. Alcun produttori illuminati stanno impegnandosi per riprodurre la stessa qualità di un tempo.

 

Bagoss
Barbone
Bergamotto
Carpinello
Castagno igp amiata
Castelmagno
Chiodino
Ciliegio mora di Cazzano
Cipolla Tropea
Corvina
Dormienti
Fava Larga
Finferlo
Gaglioppo
Gambesecche
Lenticchia Nera
Limone di Amalfi
Limone di Sorrento
Maggengo
Marrone del Mugello
Mazza di tamburo
Monte bellunese
Monte veronese Dop
Nocciola tonda gentile
Nostrale di malga
Olio del Garda
Olio della Sabina
Olivastra seggianese
Ovolo
Patata
Pesca Settembrina
Pesco di Collebeato
Piersica
Raboso
Rosito
Spressa
Spugnole
Taleggio
Tartufo bianco
Timorasso
Valchiese di monte
Vernaccia di Pergola