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  La Corvina

Millesettecento anni fa San Zeno pronunciò un celebre sermone ai vignaioli ed esordì così: "Il Signore ha piantato per sè un altro vigneto, quello del nostro popolo...". Quel popolo stava tra la pianura dell'Adige, quel miniMediterraneo che è il Garda e colli ideali per la vigna e la frutta, con i pascoli e i boschi della Lessinia a far da corona, un sito davvero magico per chi sa coltivar la terra. La sua città era - ed è - Verona. S.Zeno, predicatore che insegnava a coltivare i campi, era il loro Vescovo ed è il loro patrono. E' vocazione vera, dunque, e pure ispirata da Dio, quella per il vino dei Veronesi! A leggere Cassiodoro, grande ministro di Teodorico che si ritirò nella sua Calabria a fondare la prima università della storia insegnando soprattutto a coltivare e allevare, in quel di Verona "il vino si trova dolce e non dolce e ha la proprietà di non guastarsi mai in qualunque luogo si tenga". E lo definì una "porpora bevibile di soavità incredibile". Ma era lo stesso vino dei giorni nostri? Di certo erano le stesse le uve, o almeno la più importante, la Corvina, varietà autoctona la cui presenza nel territorio è nota fin dal II° secolo A.C., quando Celso Aulio Cornelio scrisse che con questo vitigno si otteneva un vino davvero eccezionale. Da allora i documenti che parlano di Corvina sono numerosi, mentre il nome è spiegato dalla leggenda del contadino Bertrando, la cui vigna dava solo uve bianche rinsecchite. Costui si impietosì di un corvo ferito e lo curò. L'uccello, riconoscente, con un volo magico sulla vigna, trasformò i bianchi grappoli grami in turgidi grappoli d'uva nera. Da qui il nome di uva Corvina, che si riconosce per la foglia pentagonale di media grandezza pentalobata, il grappolo medio, cilindrico piramidale con ala (la recia che darà il nome al Recioto) molto pronunciata, compatto. L'acino è medio, ellittico, blu violetto con buccia consistente e polpa succosa. La maturazione è tardiva. La Corvina è la materia prima, insieme a Rondinella, Molinara e altre uve autoctone, del Bardolino, del Valpolicella e nientepopodimeno dell'Amarone. E questi vini? erano gli stessi di oggi akll'epoca di S.Zeno. Probabilmente erano molto simili: c'è un primato in effetti nel vino veronese, e sta in quel "non dolce". E' Verona che per prima diffuse, probabilmente, il vino secco - che i contadini qui un tempo chiamavano "amaro" - e che mantiene il primato del vino passito secco. Perché il vino secco nelle otri e nelle anfore non si serbava, soffriva il trasporto, invece quel colpo di genio che oggi si chiama fin dai tempi dell'Impero Romano si faceva e si trasportava senza problemi serbandosi per anni. Tutto ciò contraddice chi sostiene che l'Amarone nacque in epoca più recente, quando un cantiniere distratto si dimenticò di curare la fermentazione del Recioto lasciandola "scappare" ovvero lasciando che tutti gli zuccheri si trasformassero in alcol. Noi però crediamo di più a Cassiodoro.
 

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