| |
Il Chiodino
Per i contadini lombardi "di pianura" il
Chiodino (Armillariella mellea per i micologi),
o Gabaroeu, fungo che cresce a grossi mazzi sul
legno in autunno, è un appuntamento irrinunciabile,
una golosa appendice alla lunga giornata di lavoro
da cogliere per strada e sotto casa. Merita il
titolo di fungo padano per eccellenza in quanto è raccolti
lungo i campi coltivati e i fossi, nei giardini,
nei pioppeti. Finché
nasce sul legno dei gelsi, dei pioppi, dei salici,
delle robinie, come appunto in Valtenesi e nella
bassa bresciana, è in
effetti una preda degna del fungaiolo gourmet e
un ingrediente che può esaltare lo chef
di rango. Il guaio è che sui mercati, "affamati" di
funghi, ormai giungono anche i chiodini delle conifere
di montagna o dei boschi di castagno, di quercia,
di faggio. In tal caso non sono più nè prodotti
tipici - perché la tradizione gastronomica
padana riguarda solo i chiodini delle aree coltivate,
mentre dove c'erano boschi raccoglievano altre
specie - né gradevoli al palato né addirittura
innocui. Infatti questa specie, assai variabile
come colore e aspetto,
contiene sostanze amare e tossiche che solo se
cresciuta su certe piante scompaiono del tutto
con una prebollitura e la successiva cottura per
almeno 20 minuti. Al contrario il chiodino che
si nutrè (è un
feroci parassita, che, quando attacca una pianta,
la demolisce in pochissimi anni) di piante resinose
o ricche di tannini resta
comunque un tantino tossico, mantenendo un gusto
assai meno piacevole. La sua consistenza un tantino
tenace lo rende un ideale supporto per un ricco
sughetto fatto con l'aglio, il prezzemolo, un po'
di brodo o di vino bianco, con il pomodoro facoltativo.
Ma la fantasia dei ristoratori ha inventato tante
ricette che sfruttano la sua capacità di
assorbire i gusti degli altri ingredienti in sostituzione
dei suoi umori persi con la prebollitura necessaria
per renderlo innocuo. E' facile da riconoscere:
cappello dapprima sferico, poi convesso o piano,
ma il più delle
volte con il centro sollevato in un ampio umbone
e il margine sottile striato radialmente. La superficie è cosparsa
al centro di piccole squame erette brunastre, poco
persistenti; il colore è
variabilissimo, giallo miele (i migliori), giallo
verde, bruno più o meno scuro con o senza
tonalità verdi o rossastre, crema
ocra... Le lamelle sono arcuate, da bianche a giallo
crema. Il gambo è slanciato, talvolta
claviforme, talaltra cilindrico con base claviforme
o al contrario appuntito-radicante, è molto
tenace e fibroso, di colore simile a quello del
cappello, dotato di un anello ampio, persistente,
membranoso o fioccoso, festonato ai margini di
bianco o giallo. La carne è elastica
nel cappello, legnosa nella corteccia del gambo,
bianca, con odore di fieno bagnato, sapore amarognolo
o molto amaro a seconda dell’habitat. Si
consumano solo gli esemplari molto giovani appunto
a forma di chiodo, con il cappello chiuso sul gambo,
e si scarta la parte inferiore del gambo stesso. |
|
Bagoss
Barbone
Bergamotto
Carpinello
Castagno igp amiata
Castelmagno
Chiodino
Ciliegio mora di Cazzano
Cipolla Tropea
Corvina
Dormienti
Fava Larga
Finferlo
Gaglioppo
Gambesecche
Lenticchia Nera
Limone di Amalfi
Limone di Sorrento
Maggengo
Marrone del Mugello
Mazza di tamburo
Monte bellunese
Monte veronese Dop
Nocciola tonda gentile
Nostrale di malga
Olio del Garda
Olio della Sabina
Olivastra seggianese
Ovolo
Patata
Pesca Settembrina
Pesco di Collebeato
Piersica
Raboso
Rosito
Spressa
Spugnole
Taleggio
Tartufo bianco
Timorasso
Valchiese di monte
Vernaccia di Pergola
|