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Il
Castelmagno Dop
Il primo documento sul Castelmagno risale al 1277
quando proprio il formaggio fu pagamento di un debito
al Marchese di Saluzzo, e il primo racconto risale
ai tempi di Carlo Magno sgridato da un Vescovo perché mangiava
solo la pasta bianca scartando crosta e parti erborinate.
E fu da allora che l'imperatore, assaggiando un po'
sospettoso ciò che il Vescovo definì il
meglio, ne divenne un fanatico estimatore. In realtà la
transumanza risaliva le vallate della Val Grana,
soprattutto dall'odierna Costa Azzurra, fin da epoche
remote. Questo formaggio unico, condizionato dalla
natura, dalla situazione sociale (era il prodotto
di famiglie che possedevano ognuna due o tre mucche
al massimo), da un'antica cultura, pur se apprezzato
per secoli, all'improvviso negli ultimi decenni è diventato
il "Re dei Formaggi", un declassamento per gli estimatori
della prima ora, che lo han sempre detto il formaggio
dell'Imperatore, di certo un gran successo giacché ormai
non c'è carrello dei formaggi che si rispetti
che non lo comprenda. Ciononostante nei tre comuni
dove si può produrre, Castelmagno, Pradleves,
Monterosso Grana, non si incontrano contadini in
doppio petto, ma gente che continua a regolare la
propria vita secondo la stagione e la luce del sole,
che vive nelle antiche case di sasso (pur se dentro
i confort sono quelli di oggi), che parla un dialetto
derivato dall'antica langue d'oc. Qui il faticoso
e complesso lavoro del casaro era compito delle donne.
Il latte della sera - di mucca, ma chi ha qualche
pecora o qualche capra aggiunge pure il loro - viene
unito a quello del mattino successivo, poi fatto
caogulare con caglio a 37°, dopo 45 minuti si
rompe grossolanamente la cagliata, poi un breve riposo
e si rompe di nuovo in pezzetti grossi come una noce.
Ancora 20 minuti e la cagliata viene estratta dal
siero e messa a scolare in teli bianchissimi appesi
(le rizole) come fagotti. Dopo 24 ore la cagliata
si taglia in fettone che vengono messe a bagno nel
siero acido (di 15/20 giorni prima, un siero che
costituiva la bevanda dei montanari, allora privi
di vino). La maturazione dura tre giorni a temperatura
controllata (un tempo si regolava portando il recipiente
in stalla e circondandolo di letame fresco). Le fette
di cagliata vengono lavate, macinate, salate e messe
nelle forme sotto torchio (che imprime il marchio)
per 24 ore. E qui cominciano a lavorare i microrganismi
dell'ambiente: il formaggio riposerà nella
cantina come minimo 2 mesi. Solo dopo un anno si
formerà nella pasta una leggera erborinatura.
Alla fine la forma va dai 2 ai 7 kg, la pasta è friabile
e bianco avorio con erborinatura negli esemplari
stagionati di maggior pregio, la crosta tende al
rossiccio. Il gusto è saporito, forte e piccante
dopo i 5 mesi di stagionatura.
Inoltre... L'Amico
Albero scelto dal Posta è un pero autoctono
del Cuneese che dona frutti eccellenti da cuocere,
le Madernasse.
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Bagoss
Barbone
Bergamotto
Carpinello
Castagno igp amiata
Castelmagno
Chiodino
Ciliegio mora di Cazzano
Cipolla Tropea
Corvina
Dormienti
Fava Larga
Finferlo
Gaglioppo
Gambesecche
Lenticchia Nera
Limone di Amalfi
Limone di Sorrento
Maggengo
Marrone del Mugello
Mazza di tamburo
Monte bellunese
Monte veronese Dop
Nocciola tonda gentile
Nostrale di malga
Olio del Garda
Olio della Sabina
Olivastra seggianese
Ovolo
Patata
Pesca Settembrina
Pesco di Collebeato
Piersica
Raboso
Rosito
Spressa
Spugnole
Taleggio
Tartufo bianco
Timorasso
Valchiese di monte
Vernaccia di Pergola
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