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  Le Castagne IGP dell’Amiata

"A chi farà casa alcuna in Arcidosso, il Comune sia tenuto per aiuto dargli tre Castagni buoni, atti a tale opera", così decretavano gli statuti comunali nel lontano 1551. Ed era uno dei rarissimi casi in cui i castagni si potevano abbattere: dal XIII al XVIII secolo gli statuti dei comuni del Monte Amiata sono sempre stati severissimi contro chiunque, nobile o villico, abbattesse un castagno da frutto. Il rispetto per questo albero della vita in quest'angolo di Toscana ha radici antichissime, gli Etruschi addirittura collegarono il riccio, che contiene due o tre frutti come abbracciati, al concetto della famiglia e dell'amore coniugale. Così fino a pochi lustri fa nell'essiccatoio per castagne si riunivano a veglia le fanciulle che facevano la maglia, i giovanotti che incidevano il legno, il vecchio cantastorie che raccontava le novelle o improvvisava stornelli. E lì ci si innamorava... E ci si accontentava di "vin di nuvoli e pan di legno (ovvero fatto con farina di castagne)". La Castagnatura, ovvero la raccolta dei nutrienti frutti, era sacra fin dal Medioevo, quando persino ai Vescovi e ai Signori era vietato distoglierne la mano d'opera: anche le guerre dovevano aspettare! Dal 2002 le castagne amiatine sono IGP, naturalmente a condizione che vengano rispettate alcune regolette di produzione, a cominciare dall'esclusione assoluta di fertilizzanti di sintesi e fitofarmaci: il frutto biologico per antonomasia! Le varietà sono tre, che hanno in comune produttività e grandi dimensioni (60/70 pezzi per kg), caduta dalla pianta senza il riccio (il che facilita la raccolta), gusto dolce e pieno: la Cecio, tendenzialmente globosa, bruno-rossiccia, lucente, striata, precoce, adatta sia al consumo fresco sia all'essiccazione; la Bastarda rossa, rossastra, piuttosto ovoide, con striature poco pronunciate, soprattutto da consumo fresco;

Marrone, di forma variabile, striata, da rosso fulvo a marrone rossastro, molto dolce, con buccia interna che si asporta facilmente, ideale, oltre che per il consumo fresco, per marrons glaçées. La Pulenda dolce, fatta con la farina di castagne, era il piatto base dei montanari amiatini, gustata con la ricotta di pecora di giornata, oppure con le frattaglie di maiale o agnello alle cipolle, con il baccalà, con l'aringa... Ma la cucina a base di castagne sull'Amiata non si ferma qui: il Ciaramito, il dolce che veniva offerto dalla madre della fanciulla da marito quando il futuro genero veniva a chiedere la sua mano, il Fiandulone, un pane di farina mista di castagne e frumento, le Bucchiate, castagne fresche sbucciate e bollite con fior di finocchio, le Brodolose, prima arrostite, poi sbucciate e lessate fino a rudurle in una crema, le Castrate, ossia le classiche caldarroste, i Castroni, quelle incise sulla buccia e lessate col finocchio, le Fruciula, le castagne arrostite sulla brace, i Suggioli, quelle lessate con la buccia, le Vecchiarelle, ancora lessate ma con l'alloro... E il classico Castagnaccio, o Migliaccio.
 

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Olivastra seggianese
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Pesco di Collebeato
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Rosito
Spressa
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Taleggio
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Timorasso
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