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Il Barbone
Il Barbone (Polyporus o Albatrellus pes-caprae) è un
fungo assai curioso, sia per l'aspetto sia per
il particolare sapore. E' sconosciuto, o perlomeno
trascurato come fungo da tavola in gran parte
d'Italia ma apprezzatissimo nella Marca trevigiana,
tanto che i ristoranti di questa zona lo comprano
a peso d'oro ed è sicuramente uno dei
miceti che ha ispirato l'idea della manifestazione
Cocofungo. In effetti un tempo era comune nel
Montello tanto da far nascere una tradizione
gastronomica locale ben radicata con piatti ideati
apposta per le sue caratteristiche. Ora nel territorio
veneto, e italiano in generale, è presente
solo in pochi esemplari qua e là, in particolare
nei boschi misti con sottobosco a brugo, dove
cresce apparentemente terricolo, ma in realtà su
legno interrato. Quindi, per soddisfare la domanda
degli osti veneti viene raccolto all'estero,
soprattutto in Slovenia. Ha cappello reniforme
o a forma di spatola, con gambo laterale ingrossato
alla base, bianco crema a base giallastra; il
cappello, lungo fino a 15 cm, si ingrossa verso
il gambo dove è suddiviso in due lobi,
e si assottiglia verso il margine opposto. La
sua superficie è marrone e suddivisa in
fitte squame in rilievo dure e spesse, la parte
inferiore è segnata da grandi pori poligonali
prima bianchi e poi giallini fino a giallo limone,
la polpa ha un considerevole spessore, è molto
compatta, quasi dura, bianca con sfumature gialle
ai bordi e ha sapore fungino con dominante e
piacevole nota di nocciola fresca. A maturazione
eccessiva, che si manifesta per i pori molto
allargati con una netta invadenza del color giallo
limone, non è più appetibile perché coriaceo
gommoso o suberoso. Il barbone è ottimo
sott'olio, crudo in insalata in compagnia di
erbette aromatiche o scaglie di formaggio (non
troppo stagionato) o cucinato secondo diverse
tipiche ricette, per esempio gratinato con burro
e formaggio grattugiato o in tegame con cipolle
(in tal caso chiamato per l'appunto "alla veneta").
Ma pure cotto al forno con brodo di pollo, fette
di pane, cipolla e formaggi costituisce un signor
piatto.
Inoltre... A parte l'ormai dodicesima partecipazione
ad A Tavola con i Funghi dei Re e dei Papi (rassegna
da lui fondata) Roberto Miron si cimenta pure
con l'uva "cenerentola" locale, ossia l'"uva
Rabosa" e col sottosuolo goloso, scegliendo la
Patata del Montello. Nel territorio la coltura
di questi tuberi è significativa dal 1890,
mentre ogni anno nella prima decade di settembre
la patata montelliana è festeggiata a
Montebelluna. Le varietà diffuse sono
Aida, Desiré, Monnalisa e Lisetta, Timate
e Rota (dette anche patate corniole). La coltura
non prevede pesticidi né diserbanti chimici.
I terreni argillosi garantiscono una piena crescita
e maturazione anche in carenza di piogge, il
che garantisce tuberi più asciutti e ideali
per gli gnocchi e focacce di patate. |
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Bagoss
Barbone
Bergamotto
Carpinello
Castagno igp amiata
Castelmagno
Chiodino
Ciliegio mora di Cazzano
Cipolla Tropea
Corvina
Dormienti
Fava Larga
Finferlo
Gaglioppo
Gambesecche
Lenticchia Nera
Limone di Amalfi
Limone di Sorrento
Maggengo
Marrone del Mugello
Mazza di tamburo
Monte bellunese
Monte veronese Dop
Nocciola tonda gentile
Nostrale di malga
Olio del Garda
Olio della Sabina
Olivastra seggianese
Ovolo
Patata
Pesca Settembrina
Pesco di Collebeato
Piersica
Raboso
Rosito
Spressa
Spugnole
Taleggio
Tartufo bianco
Timorasso
Valchiese di monte
Vernaccia di Pergola
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